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"Come in una reazione a catena, l’attivare il pensiero sul senso del nostro lavoro e sul perché della Cooperativa META ha innescato una serie di trasformazioni evolutive. Il primo e il più significativo impatto è stato aver costruito, condiviso ed esplicitato la Visione della Cooperativa. Tutti i soci oggi vedono META contribuire, con il proprio lavoro, a costruire comunità accoglienti, coese e inclusive proponendo esperienze che migliorano la qualità della vita. "

Lorenzo Del Bue - Direttore Generale Meta Coop. Sociale

"Educare le persone che lavorano nella nostra azienda ad acquisire una consapevolezza per collaborare positivamente è stato uno degli obiettivi percorsi.

Parlare di know-why, che non conoscevamo, come evoluzione del know-how, che è stato il riferimento di ogni Organizzazione negli anni precedenti, ha permesso di prendere consapevolezza che un modo diverso di lavorare era possibile."

Mauro Ostorero - Amministratore Mitor S.r.l.

Ciò che inizialmente più mi ha incuriosito del modello della Cultura della generatività è il “parallelismo” tra il ciclo generativo biologico umano (desiderare, mettere al mondo, allevare ed educare, rendere autonomo e lasciar andare) con i principi fondativi del modello culturale dell’Organizzazione generativa (comunità, managerialità, spersonalizzazione, cambiamento, reinventarsi).

Mentre gli elementi che hanno fatto scattare in me la “scintilla” e che mi hanno convinto ad abbracciare la cultura della generatività sono soprattutto due: 

- una frase detta dal mio formatore Luca Valdonio: “le Organizzazioni sono vere opere d’arte, derivazione del grande miracolo della vita: l’essere umano”. Frase che ritengo racchiuda un disegno di vita entusiasmante;

- un concetto che da sempre mi stimola e mi guida: “tutto è mosso dal Perché”.

Franco Destefanis - Titolare associato Studio Ravotto Destefanis

Ho letto il tuo libro e Ti ringrazio: finalmente ho capito cos'era quel senso di malessere che ho vissuto!

 

Nella mia vita ho lasciato dei lavori, ma chi mi sta attorno, anche persone che mi vogliono bene, spesso non hanno capito perché ho rinunciato a stipendi alti, ruoli importanti e posti sicuri. Probabilmente non riuscivo a spiegare nemmeno io che mi sentivo male a dovermi lacerare per essere due persone diverse, a non sentirmi parte di un Progetto con la "P" maiuscola. Spesso i miei superiori hanno pensato che le mie richieste di prendere parte a riunioni e a incontri fossero dettate da ambizione. I miei colleghi hanno pensato che le mie richieste di illustrarmi il loro lavoro fossero dettate dal tentativo di "rubargli" il lavoro. I miei collaboratori hanno pensato che i miei tentativi di mostrare loro alcuni aspetti del mio lavoro, di volerli coinvolgere e rendere autonomi fossero solo un pretesto per scaricargli addosso parte del mio lavoro. In realtà volevo solo creare qualcosa di "buono". E per questo non è mancato chi mi ha tacciato di essere una "buonista". Il risultato è stato quello di ritrovarmi a vivere in ambienti per me tossici. E adesso sono contenta di essere andata via per salvarmi!

Chiara, lettrice