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  • Luca Valdonio

Nelle Organizzazioni la felicità è un investimento possibile, la solitudine un costo certo.

Quanto costa la solitudine nelle Organizzazioni?


La solitudine è una delle principali cause di inefficienza e di dispersione di risorse.

Siamo portati a pensare che la solitudine sia mossa dalle non buone relazioni, dall'incomprensione o dalla mancanza di collaborazione, in verità la questione è molto più profonda e questi sono solamente possibili esiti.

Per limitare i danni si investono importanti risorse in formazione e team building, che spesso non agiscono sulle vere cause del problema.

La solitudine è l'esito dell'esclusione, una dimensione in cui la persona non si sente partecipe dell'opera aziendale, perché non trova senso in ciò che fa. Incertezza, letargia, apatia, scarsa applicazione, non assunzione di responsabilità, perdita di interesse verso il futuro: i cosiddetti costi psicologici.


La primaria causa di solitudine è l'assenza di un progetto di felicità.

Le imprese e le Organizzazioni in genere, sono culturalmente ancorate alla massimizzazione del funzionamento degli apparati e al conseguimento di un risultato economico.

E' evidente che ciò sia indispensabile, ma qui mi riferisco all'esasperazione del pensiero calcolante e al tornaconto, una forma di iperazionalismo alienante che non si cura dell'impatto sul contesto e sulle persone (l'importante è che tutto funzioni e faccia guadagnare!) e che spesso, in realtà, non rappresenta la via per il miglior risultato possibile.


Un'indagine condotta da Gallup (www.gallup.com) sul rapporto felicità/lavoro dimostra che le Organizzazioni che hanno sviluppato politiche di benessere dei dipendenti hanno ottenuto esiti significativi: +21% di produttività, -37% di assenteismo, -65% di turnover, + 21% di soddisfazione dei clienti.

Come fare dunque per contrastare la solitudine e tendere alla felicità in un'Organizzazione?

Propongo tre elementi su cui riflettere.





L'elemento ambientale - Senso, cultura, stile di vita

Le Organizzazioni sono spazi di crescita, di educazione e di realizzazione, personale e collettiva. L'impianto strategico funziona solo se è emanazione della cultura e dello stile di vita che si intendono promuovere al loro interno. La cultura, che spesso viene riportata alla storia, al sapere tecnico e alle abitudini operative, è un processo ampio che necessita di una rielaborazione delle esperienze e del confronto con i simili per diventare senso, quel patrimonio morale e spirituale che le persone acquisiscono e che trasforma le nozioni in significati, in scelte consapevoli, quindi in stile di vita.

Perché esiste l'Organizzazione? Qual è il suo sogno? Quali i valori di riferimento? Cosa intende offrire al mondo attraverso i prodotti o i servizi? Che spazio hanno le persone in tutto ciò?

La riappropriazione del senso, del Perché facciamo ciò che facciamo e del modo in cui lo facciamo, diventa dunque la porta di accesso allo sviluppo del processo di identificazione, poi di appartenenza e poi ancora di comunità: l'adesione e la partecipazione attiva all'opera aziendale.

Questo ci aiuta a comprendere che la tecnica da sola non è sufficiente, occorre indagare e proporre l'aspetto ideologico, elemento che caratterizza e rende unica ciascuna Organizzazione nel rapporto con se stessa e con il mondo esterno.


L'elemento sociale - Impatto è restituzione

Le Organizzazioni generano in molteplici valute, non solo economiche.

Il profitto necessita di essere accompagnato dall'impatto, quel contributo di bene e di miglioramento della vita per la società e le persone, che mostra il senso del profitto: ciò che restituiamo.

Se chiedi a una persona di eseguire un'istruzione, riceverai un'istruzione eseguita; se proponi a una persona di esprimersi in ciò in cui crede, riceverai un'opera d'arte.

Solo in questo modo ciascun partecipante all'opera aziendale potrà riconoscersi, affermarsi e spingersi oltre la motivazione dello stipendio, recuperare la propria dignità, il merito di far parte di questo mondo, un bisogno profondo dell'anima dell'essere umano. Contribuire all'impatto benefico, al bene superiore, consente alla popolazione aziendale di porre lo sguardo al futuro, di credere nella prospettiva del domani, poiché riconosce nel presente gli scopi che motivano ad andare avanti, non ripiegati, non egocentrati.


L'elemento relazionale - Comunità, riconoscimento

Le Organizzazioni sono comunità non pienamente consapevoli di esserlo, una condizione di reciprocità perpetua che spesso viene trascurata, ma che ha un elevato potenziale.

Senso, cultura e stile di vita definiscono un perimetro all'interno del quale è possibile siglare il patto di una vita condivisa. Un Perché, una visione, il come e gli obiettivi sono gli elementi che compongono il bene comune da tutelare: la vita prospera della stessa Organizzazione.

Nel passaggio dai molteplici Io individuali al Noi plurale si configura l'opera più complessa di un'impresa: arrivare agli esiti attesi non lasciando indietro nessuno.

Non sono gli obiettivi a raggiungere le persone, bensì le persone a raggiungere gli obiettivi.

L'Io-Noi è anzitutto accogliersi nelle diversità: si genera fra diversi.

Non è buonismo, tantomeno moralismo, è la più articolata e complessa verità del mondo organizzativo, quella in cui le persone sono chiamate a stare e ad agire insieme, bene.

Accogliersi e rispettarsi nelle diversità non è un fatto etico, bensì un bisogno perché tutto viva.

Allora, tre piccoli suggerimenti per provarci: porre l'attenzione sulle persone, partendo dagli sguardi, dall'ascolto e da un modello di condivisione degli obiettivi, perché non si sentano trasparenti e inutili. Poi, offrire crediti di fiducia, poiché prima di arrivare al merito la fiducia chiede di essere riposta. Infine, riconoscere e celebrare i successi, a prescindere dalla loro rilevanza.

Tutto ciò aiuta a costituire un habitat positivo, che non presterà così facilmente il fianco alla lamentela, alla letargia e all'apatia.


La solitudine non fa distinzioni di natura gerarchica (cioè può interessare qualsiasi livello di un'Organizzazione).

Le Organizzazioni sono chiamate a compiere uno scatto evolutivo: innovare sul piano tecnologico, di processo o di prodotto, sebbene sia importante, non è sufficiente.


Occorre un progetto di felicità.


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