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  • Luca Valdonio

Economia, Capitalismo, Politica

Aggiornato il: 6 dic 2020

Le logiche del capitalismo, per lo meno di quello del nostro tempo, non guardano alla persona, ma alla massimizzazione del guadagno a ogni costo, all'accumulo che diventa leva di potere economico, anziché di economia del poter.


Se è vero che la parola economia porta con sé significati riferibili alla buona amministrazione e alla cura della propria dimora, di quello spazio intimo ed esclusivo che abitiamo e che sentiamo nostro più di ogni altra cosa; se è vero tutto ciò, è altrettanto vero che il capitalismo sia il risultato o l'artefice del totale svuotamento di tali significati.


Associare capitalismo ed economia produce una dissonanza concettuale, poiché mentre lei mira alla creazione di forme di vantaggio per il sostentamento, lui appare sempre più come dimensione del potere e causa di profonde diseguaglianze.

Sono molte le statistiche che dimostrano che nei paesi maggiormente sviluppati, il continuo incremento del prodotto interno lordo non corrisponda affatto a una crescita delle migliori condizioni di vita della popolazione, bensì alla drammatica esasperazione delle disparità.


E' un modello fortemente speculativo, che ha richiesto e richiede continuamente di essere tutelato dalla politica, altra parola che ha certamente smarrito il suo senso, ben distante dall'essere virtù e ragione di saper amministrare la città per un bene comune, come proponeva Aristotele.


Ecco quindi che anche l'associazione dei termini politica ed economia produce frastornanti dissonanze concettuali che dichiarano l'esistenza di rapporti utilitaristici esclusivamente finalizzati alla tutela del proprio tornaconto.

La distorsione dei significati di economia, capitalismo e politica ha prodotto la più temibile e terribile alleanza della nostra epoca, il "nemico da sconfiggere" di una guerra esistenziale globale.Non è successo per volontà divine o per caso, ma assolutamente per volere dell'essere umano.


Tornare al pensiero che genera, che rende possibile vita e futuro, che non massimizza, consuma e brucia, ma che si cura di ciò che lascia, di ciò che restituisce, il riappropriarci del senso e dei significati che interpellano le nostre coscienze, sono la possibile cura, la strada per vincere una guerra che è profondissimamente culturale.
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